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Fiorenzuola di Focara
La località Fiorenzuola di Focara, un incantevole borgo vicino a Gabicce mare, fu trasformata in castello dagli Arcivescovi di Ravenna,
nel periodo in cui Pesaro faceva parte della Pentopoli Marittima Bizantina, fu sempre contesa prima dalla Chiesa e dalla Comunità Pesarese,
poi dai Signori Malatesta e quelli di Pesaro.
Fiorenzuola si erge a 177 m sul livello del mare, dista da Rimini 25 km e 15 km da Riccione, è uno dei quattro castelli come Gradara,
Casteldimezzo e Granarola costruito tra il X ed il XIII secolo, per la difesa del valico della Silicata,che determinava il confine con
la Chiesa Ravennate e la Chiesa Pescarese. La cinta muraria di forma pentagonale, nel passato era a difesa del castello, è attualmente
in fase di restauro unitamente ai torrioni laterali, un lato del castello è a strapiombo sul mare, dalla terrazza panoramica si ha una
vista aperta a 360° sul mare Adriatico.
Fiorenzuola si trova all’interno del Parco Naturale del Monte San Bartolo un sistema collinare che si estende per venti chilometri di costa
a picco sull’Adriatico, polmone verde anche per la vicina riviera romagnola.
Scendendo uno stradellino fra il verde si arriva ad una piccola spiaggia incontaminata, il cui mare degrada lentamente e le scogliere frangiflutti,
facilmente raggiungibili, rendono ancor più suggestivo il panorama inusuale che si offre al turista, il quale può immergersi in uno splendido limpido mare.
Il borgo, denominato originariamente Fiorenzuola, assunse nel 1889 la specificazione di Focara, probabilmente per la presenza nell'antichità di fuochi
che segnalavano ai naviganti la posizione in prossimità del pericoloso promontorio, o per la presenza di "fornacelle" dove si cuocevano laterizi e terrecotte
(dal dialetto romagnolo fuchèr o fughèr, cioè focare per cuocere i laterizi).
Da "Florentia" (o Castrum Florentii o Castrum Florentinum) deriva Fiorenzuola: nome presente in altre regioni italiane come diminutivo-vezzeggiativo
da "florens-florentis" = fiorente.
La citazione di Dante Alighieri
"Poi farà si ch'al vento di Focara - non farà lor mestier voto né preco"
(Divina Commedia Inferno, XXVIII, vv.89-90), riferita ad un fatto avvenuto sul mare antistante, ha reso particolarmente famoso questo borgo a picco sul mare,
in un tratto nel quale occorrevano "voti e preghiere" per salvarsi dai fortunali.
Durante il mese di maggio la fioritura delle ginestre, a ridosso del mare, regala una visione ineguagliabile ove odori e giochi di colori si alternano e arricchiscono
il territorio, ove sono presenti notevoli testimonianze archeologiche e storiche, che vanno dal neolitico, ai mosaici del III -IV secolo d.C.
Questi reperti sono venuti alla luce negli scavi archeologici di Colombarone, lungo la via Flaminia; ai porti scomparsi di Santa Marina e Vallugola
(oggi Baia Vallugola nota spiaggia ai piedi di Gabicce monte), attraverso gli antichi borghi di Fiorenzuola di Focara e Casteldimezzo, fino ad arrivare
all’incantevole sistema delle ville e dei giardini Rinascimentali.
Il piccolo borgo con le sue viuzze e le piccole piazzette riporta il turista ad un antico passato medioevale.
La Chiesa di Sant’Andrea, documentata fin dal XII, di cui oggi sopravvive solo il suggestivo campanile con orologio che rintocca il passare delle ore,
era sorretta da possenti mura “a 7 teste” e certamente adibita a sala d’armi o a fortino di difesa.
E’ documentato che fu ricostruita nel 1825 sulle fondamenta dell’antica fortezza del castello, al suo interno presentava 5 altari dedicati rispettivamente a Sant’Andrea,
Sant’Antonio da Padova, Santa Lucia e Sant’Agata, alla Madonna del Rosario e al Santissimo Crocifisso.
Tutti gli altari erano circondati da opere pregevoli, alcune delle quali ancor oggi conservate a Pesaro, mentre altre nella nuova parrocchia appena fuori le mura.
Nel 1825 il parroco d’allora, Don Rossi, fece costruire un bellissimo organo della scuola del Callido.
Il 16 agosto del 1916 la Chiesa di Sant’Andrea fu rasa al suolo da una forte scossa di terremoto.
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